Proposta: Social Media Emergency Messagge – #SMEM

Dai Working Group del 17 marzo, e dalle discussioni proseguite nel Google Group, è emersa una proposta per la creazione collaborativa di un modello comunicativo per fare data mining dai diversi canali social media, con finalità operative nel Disaster Information e con ruolo ausiliare nelle fasi di Prepardness, Risposta e Post-Analisi di emergenza.

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#SMEMCamp #Italy #sapevatelo

In evidenza

Si è svolto a Bologna il 17 Marzo 2012, l’ultimo incontro CrisisCamp: Social Media e gestione delle Emergenze (SMEM), in collaborazione con CrisisCommons.

Il tema, parte di una conversazione globale, è stato soprattutto sentito in Italia a seguito delle emergenze dello scorso inverno: a seguito di questi fenomeni naturali, abbiamo voluto dare il nostro contributo stimolando una seria discussione sul tema che porti, anche in Italia, ad un più efficace utilizzo dei social media per la prevenzione dei rischi e in emergenza.

Gli obiettivi dell’incontro erano quelli di facilitare la discussione tra istituzioni, cittadini, volontari e tutti coloro che sono coinvolti in una emergenza; parlare di Twitter, Facebook e  approfondire, promuovere le best practices e, non ultimo, conoscere di persona chi si occupa di questi temi. L’intento era che dal Camp emergesse anche una proposta di vademecum, condiviso e collaborativo, rivolto sia ai cittadini che alle organizzazioni.

La giornata

L’incontro, di una giornata, è stato suddiviso in due sessioni: la mattina è stata dedicata a brevi presentazioni, il pomeriggio è stato dedicato ai lavori per la creazione di linee guida per i cittadini.

Ben 11 sono stati gli interventi durante la mattina, tutti molto interessanti e vari: si è parlato dei concetti base di SMEM, di normativa, comunicazione e Social Media in emergenza, di analisi semantiche dei Tweet e ancora, sono state presentate due startup del settore (Metwit e UPTU) e due bellissimi casi: quello di #boneve (emergenza neve a Bologna) e degli Angeli col fango sulle magliette.

Nel pomeriggio Alfonso Crisci ha guidato la creazione di tre diversi gruppi di lavoro, ciascuno focalizzato su un tipo di rischio – sanitario, terremoto e vulcani,  idrogeologico -. Ogni gruppo ha lavorato alla definizione di hashtag e linee guida per l’uso di Twitter in allerta, allarme, durante e dopo l’emergenza. Le conclusioni: se non è possibile controllare gli hashtag è però possibile influenzarli. La dimensione geografica si è rivelata la più complessa da gestire (ma chiederemo a Twitter di migliorare il sistema). Infine, si possono seguire delle best practice per ogni diversa fase di una emergenza.

Conclusioni

E’ stato un ottimo camp, non sono per il numero dei partecipanti, ben oltre le nostre aspettative, ma per la qualità del lavoro fatto e l’impegno di tutto il gruppo!
Un ringraziamento speciale a Emanuela Risso e Flavio Ciaranfi (Angeli con il fango sulle magliette) che hanno offerto di ospitare il prossimo Camp da loro, a Genova. Si terrà probabilmente a Giugno e durerà due giorni, ma nel frattempo i lavori vanno avanti nel gruppo di discussione online, che ha raggiunto oggi 85 iscritti.

Grazie a tutti!

Risorse

Pagina ufficiale dell’evento e slide degli inteventi:
http://wiki.crisiscommons.org/wiki/SMEMCamp_Bologna_2012 

Registrazione audio degli interventi a cura di Radio Perusia: http://www.spreaker.com/page#!/show/radio_perusia

Tag della giornata: #smemcamp (e ovviamente #smem)

Piccola rassegna stampa

Piccolo post per segnalarvi dove hanno parlato del CrisisCamp Italy.

Cominciamo con il link all’articolo che ha scritto Global Voices italia: “Gestire le emergenze grazie al web 2.0

Continuiamo con “Le emergenze al tempo dei social network: quando l’allerta viaggia in rete” su Saperi PA del Forum PA.

E ancora: “Crisis Camp, web e mobile al servizio delle emergenze” su Volontari per lo Sviluppo.

In più, segnaliamo anche il podcast di Ossigeno, una trasmissione settimanale di Radio Città del Capo di Bologna che nella puntata di oggi ha parlato del CrisisCamp.

Buona lettura e buon ascolto!

Wi-fi: informazioni importanti per chi viene da fuori Bologna

La sala dello Urban Center bolognese dove si terrà il Crisis Camp è coperta dal servizio wi-fi del Comune. Tutti i bolognesi iscritti al servizio Iperbole, possono tranquillamente accedere con proprio username e password.

Per tutti gli altri, grazie al mai revocato decreto Pisanu, è necessaria la registrazione (previa presentazione di un documento di identità valido). Per registrarsi è sufficiente passare all’URP di Iperbole che si trova nello stabile a fianco alla Sala Borsa e allo Urban Center, in piazza Maggiore 6, sotto al portico e vicino alla farmacia comunale. Ecco qui il link allo sportello Iperbole, che include anche una mappa.

Ancora sull’emergenza in Liguria e Toscana

Dopo le giornate terribili della scorsa settimana e un lungo fine settimana che è servito più che altro a permettere a chi si trovava sul posto di lavorare alacremente, la condizione meteo sembra volgere nuovamente al peggio per Lunigiana, spezzino, Val del Magra e tutte le aree interessate dall’alluvione. Infatti, secondo le previsioni una perturbazione atlantica sta per giungere da ovest, investendo con la sua pioggia proprio quei territori

Gli ultimi aggiornamenti, come sempre, seguendo #alluvione25ott.

Dal sito del Giornale della Protezione Civile si apprende della preoccupazione di Franco Gabrielli, capo del Dipartimento. Le sue parole, ancora una volta, ci fanno tornare a quello che ci siamo portati a casa dal Crisis Camp di Parigi: più che pensare alle previsioni (che comunque devono essere tenute in debito conto), quello che fa davvero la differenza è essere preparati. Crediamo che la situazione in Italia in questi giorni non potrà che essere uno dei momenti di discussione più ampi del Crisis Camp del 19 novembre a Bologna, no?

 

 

Citizen journalism, giornalisti locali e territorio

Una delle grandi trasformazioni che ha causato il web, soprattutto nella sua versione cosiddetta 2.0, è quella di permettere un maggior visibilità a tutti coloro che hanno qualcosa da dire: si trova lo spazio per pubblicare, diventare magari editori di se stessi, rivolgersi a una comunità che altri mezzi di comunicazione tradizionale non riescono a raggiungere. E’ un fenomeno simile a quello che ha permesso a comunità di webdevelopers, programmatori, entusiasti della Rete e, in generale, a tutte quelle persone che hanno un interesse anche molto specificio, di aggregarsi in comunità virtuali, alcune delle quali abbiamo cercato di coinvolgere direttamente nel CrisisCamp Italy.

La grande ricchezza dei citizen journalist è quella di incarnare – direttamente o indirettamente – quella preparedness che il CrisisCamp Paris ha messo in evidenza come un elemento determinante per affrontare in maniera davvero efficace le crisi sul territorio.

Accanto a loro, però, ci sono altre ricchezze di capacità, competenze, contatti che non sono normalmente direttamente coinvolte in progetti che abbiano a che fare con la gestione delle crisi. Si tratta dei giornalisti locali, che a differenza di chi si occupa del nazionale e arriva su di un territorio solo a fatto avvenuto, conoscono e battono il territorio giorno per giorno. Magari senza esserne del tutto consapevoli, hanno ricchezze che possono essere utili per le situazioni di crisi. Per fare un esempio, basti pensare all’efficacia di un progetto come Goudou Goudou che proprio su cinque giornalisti locali di Haiti si è basato per affrontare una tematica come quella del terremoto.

Ma se la conoscenza del territorio è un elemento determinante per costruire progetti davvero efficaci, come coinvolgere citizen journalist e giornalisti locali? Questo ci sembra un aspetto importante del quale discutere al CrisisCamp Italy, ma anche questo blog si deve aprire ai contenuti di tutti coloro che su questo (e gli altri temi) vogliono offrire il proprio contributo.

CrisisCamp Sbarca in Italia

Lo scenario iniziale è il Crisis Camp Paris 2011. Ci sembrò strano, ma la presenza italiana era molto nutrita: eravamo in 5, con diverse competenze e esperienze, più o meno radicate nell’emergenza, più o meno tecniche, più o  meno scientifiche. Francesco, Marco, Giulia, Elena, Anahi: ci siamo incontrati a Parigi scoprendo lì prossimità geografiche, ideali, e di esperienze. In definitiva Crisis Camp Italy è nato lì, a Parigi. Una bella esperienza che ci ha stimolato a pensare di replicarla in Italia, prendendo il testimone dagli amici francesi, e con l’entusiasmo di Heather Blanchard di Crisis Commons.

Così, dopo aver parlato per alcuni mesi, abbiamo deciso di lanciare uno degli esempi più riusciti di networking che parte dalla rete per arrivare alla concretezza del «reale» e rilanciarsi di nuovo in rete.

Crisis Camp Italy è per noi importante, per sostenere e contribuire al network europeo di chi desidera impegnarsi nel campo delle nuove tecnologie applicate alla gestione della crisi e dell’emergenza.

Vi aspettiamo a Bologna il 19 novembre 2011!